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SQUID GAME, PARENTAL CONTROL E RESPONSABILITA' GENITORIALE

Squid Game è senz’altro la serie Netflix del momento.

La serie coreana suscita tuttavia non poche preoccupazioni e perplessità. Perché parlarne in questa sede? Brevemente: la serie ha come trama il raduno di persone strozzate dai debiti; i protagonisti della scena accettano spontaneamente (o mosse dalla disperazione) di partecipare a giochi per bambini, dove la penitenza è la morte.

In poche settimane le scene alquanto violente e feroci giungono alla portata di centinaia di bambini. La Fondazione Carolina Onlus creata a Milano nel nome di una giovane vittima di cyberbullismo, ha lanciato una petizione online per chiedere di bloccare la serie. 

Rimandando l’aspetto psicologico a chi di competenza, quali sono le responsabilità giuridiche e i doveri dei genitori a riguardo? Come spesso sottolineato, tra le innumerevoli responsabilità, vige sui genitori il dovere di educare i figli.

L’inosservanza di questo precetto può portare a delle conseguenze tutt’altro che irrisorie, prima fra tutte, la limitazione della responsabilità genitoriale. Basti pensare alle conseguenze ancora più evidenti se ciò avvenisse in una coppia separata o divorziata.

È opportuno fare un parallelismo a riguardo: la responsabilità dei genitori per l’uso di dispositivi e social da parte dei propri figli.

Partiamo come di consueto dall’analisi di un caso concreto. Riportiamo a tal riguardo, gli aspetti più significativi della pronuncia n. 698 del Tribunale di Parma dell’agosto del 2020.  Per la prima volta la Corte sdogana espressamente i dispositivi di parental control, oggetto di contrasto tra i genitori, autorizzando il controllo dei dati in entrata e in uscita dal cellulare dei figli, soprattutto quando vi sia il fondato timore che possano mettersi nei guai.  

Alludiamo ad una coppia con due figli gemelli di 14 anni, finita in Tribunale per la causa di divorzio. Tra i motivi di attrito proprio l’utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei due minorenni.

I genitori avevano concordato precedentemente l’acquisto dello smartphone, ma non avevano discusso sull’utilizzo che dovessero fare i figli. Così la madre aveva installato un software di parental control che le aveva consentito di monitorare l’attività di navigazione online.

Controllo lecito per il giudice, visto che, anche grazie al software-spia, la madre aveva scoperto che uno dei figli fumava sigarette elettroniche, pubblicava video contro la propria scuola e partecipava a chat di gruppo su WhatsApp in cui venivano condivisi contenuti pedopornografici.

Successivamente la madre denunciava il comportamento del figlio ai carabinieri, allarmata soprattutto dalla presenza di oltre cento partecipanti alla chat ove venivano scambiati i contenuti sessualmente espliciti.

Il Tribunale accoglieva le preoccupazioni della madre; il giudice richiedeva a tal proposito un rafforzamento del controllo da parte dei genitori che dovrà estendersi anche al monitoraggio di tutti i dispositivi digitali usati dai figli che “stanno entrando nel turbolento mondo dell’adolescenza”.

Continua sostenendo che: “i genitori oltre a implementare il controllo digitale, dovranno anche rafforzare la loro presenza fisica”. Da qui la decisione del Tribunale di far trascorrere ai figli, che durante l’anno sono collocati prevalentemente presso la madre, l’intero periodo estivo con il padre. Gli adolescenti - conclude il Tribunale - hanno bisogno del rafforzamento del ruolo della figura paterna in termini di presenza e continuità per colmare le evidenti carenze educative emerse nel corso del giudizio.

Avvocato Raffaella Alcaro

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