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PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA: DOPO LA SEPARAZIONE BASTA IL CONSENSO DELLA DONNA

Oggi tratteremo nelle righe che seguono di Procreazione Medicalmente Assistita (di seguito PMA).  Un argomento che spesso divide: com’è regolata in Italia la PMA?

Vediamo di fare chiarezza. Cosi come definito dal Ministero della Salute: la Procreazione medicalmente assistita, comunemente detta "fecondazione artificiale", è l’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare il concepimento in tutte le coppie, nei casi in cui il concepimento spontaneo è impossibile o estremamente remoto e nei casi in cui altri interventi farmacologici e/o chirurgici siano inadeguati”.

La normativa di riferimento in tema di PMA è rappresentata dalla Legge n. 40 del 2004 che disciplina i numerosi aspetti strettamente connessi alla procreazione medicalmente assistita, quali, a titolo esemplificativo:

A) l’accesso alle tecniche (attualmente tale procedura è riservata solo alle coppie formate da maggiorenni eterosessuali, coniugate o conviventi, in cui entrambi siano conviventi e in età potenzialmente fertile e solo nel caso in cui l'infertilità non sia risolvibile diversamente);

B) lo statuto dell'embrione (ricordiamo che vige il divieto di qualsiasi sperimentazione, manipolazione o intervento sull'embrione che non sia diretto esclusivamente alla tutela della sua salute ovvero deve ritenersi escluso qualsiasi scopo eugenetico o selettivo);

C) lo stato giuridico del nato (i nati da procreazione medicalmente assistita acquistano a tutti gli effetti lo stato di figli legittimi o riconosciuti dalla coppia).

Riportiamo di seguito un caso concreto finito dinnanzi il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).  Una coppia di coniugi nel lontano 2008 ricorreva alla suddetta tecnica, dopo un primo tentativo fallito decideva di congelare gli embrioni. Durante gli anni la relazione si logorava e i due coniugi ricorrevano all’istituto della separazione. 

A distanza di anni, nonostante la fine del matrimonio, l’ex moglie decideva di rivolgersi al Tribunale per vedere riconosciuto il suo diritto all'impianto degli embrioni, nonostante la separazione e il parere contrario del marito; il quale ricorreva presso il Tribunale precedentemente menzionato in quanto, lamentava che, il Giudice di prime cure non aveva dato rilievo agli eventi sopravvenuti alla fecondazione degli ovociti e, in particolare, alla separazione tra i coniugi. Il Giudice rigettava il motivo di doglianza dell’uomo con la seguente motivazione: “la separazione tra i coniugi elide solo in apparenza i presupposti soggettivi richiesti dall'art. 5 della legge in questione "coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile" e il diritto alla famiglia, garantito dall'art. 30 Cost.

Lo stato di separazione dei coniugi non può porsi, infatti, sullo stesso piano di quello del genitore single o della coppia omosessuale, che danno vita a modelli di famiglia che si allontanano da quello tradizionale. Invero, il minore nato da genitori separati avrà diritto di godere di entrambe le figure genitoriali e sia il padre che la madre assumeranno i diritti e gli obblighi connessi alla genitorialità”.

Ricordiamo a tal proposito che l’art. 6 della suddetta Legge sancisce espressamente l'irrevocabilità del consenso successivamente alla fecondazione.  Sulla scorta di quanto detto la volontà può essere revocata da ciascuno dei coniugi fino al momento della fecondazione dell'ovulo, nel caso di specie già avvenuta anni fa.

Il Tribunale ha ritenuto che non potesse trovare accoglimento neppure la doglianza concernente il consenso informato così come sollevata dall’ex marito.  Ciò premesso, ne consegue che, ferma la necessità per la struttura di adempiere agli obblighi informativi per ogni fase del trattamento, il consenso dovrà essere rinnovato solo in caso di rilevate problematiche o anomalie del processo.  

Il signore ha sottoscritto il consenso presso la cinica designata dopo aver ricevuto tutte le informazioni previste dalla legge che è divenuto irrevocabile con la fecondazione e che dispiega effetti, pertanto, anche nei confronti della diversa struttura incaricata di proseguire il processo attivato perché, ciò che rileva per la legge è che le parti abbiano prestato il consenso non precludendo la possibilità di optare per una diversa struttura.

In definitiva possiamo affermare che gli embrioni congelati prodotti dalla coppia possono essere impiantati anche dopo molto tempo nell’utero della donna e anche contro la volontà dell’uomo del quale questi embrioni portano il corredo genetico, in quanto è necessario unicamente il consenso della donna.

Avvocato Raffaella Alcaro

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