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NO ALLA SUDDIVISIONE SIMMETRICA DEL TEMPO DA TRASCORRERE CON I FIGLI!

Torniamo a parlare di minori e di genitori separati. Partiamo da un caso concreto giunto in sede di legittimità.

In breve la situazione di fatto: una coppia unita in matrimonio decideva dopo anni di separarsi, in sede di separazione veniva disposto l’affidamento condiviso della prole con collocazione presso la madre.

Avverso la decisione della Corte d’Appello di Torino il padre ricorreva in Cassazione e nel caso di specie lamentava che vi dovrebbe essere pari scansione temporale dei tempi di permanenza dei figli con ciascun genitore e denunciava la messa in opera di condotte ostruzionistiche da parte della moglie; chiedeva pertanto, la collocazione ripartita a settimane alterne.

La Cassazione esponeva a riguardo il seguente principio: “il regime legale dell'affidamento condiviso, tutto orientato alla tutela dell'interesse morale e materiale della prole, deve tendenzialmente comportare, in mancanza di gravi ragioni ostative, una frequentazione dei genitori paritaria con il figlio, tuttavia nell'interesse di quest'ultimo il giudice può individuare un assetto che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al minore la situazione più confacente al suo benessere (Cass. n. 19323 del 17/09/2020; Cass. n. 9764 del 08/04/2019).

Per tale ragione, la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall'esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all'esplicazione del loro ruolo educativo”. (Cass. n. 3652 del 13/02/2020).

Nel caso in esame risultano rispettati i principi appena delineati dalla Suprema Corte, inoltre, i ragazzi sono oramai grandi, per cui può ragionevolmente presumersi che si stiano avviando a gestire in autonomia il rapporto con i genitori ed a conciliarlo con una vita personale di studio, relazioni ed amicizie in progressivo sviluppo, di cui la censura non si fa alcun carico.

Avvocato Raffaella Alcaro

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