stepchildSi conclude oggi questo breve viaggio nella nuova norma sulle unioni civili. Non mancheranno in futuro nuovi spunti di discussione che arriveranno di sicuro dal dibattito nella società civile e dalla giurisprudenza.

CONTRATTO DI CONVIVENZA.

È l’accordo, redatto da notaio, in forma scritta a pena di nullità, con il quale le parti disciplinano i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune e fissano la comune residenza. L’atto può prevedere: le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità lavorativa e il regime patrimoniale della comunione dei beni (modificabile in qualunque momento nel corso della convivenza).

NULLITÀ DEL CONTRATTO DI CONVIVENZA.

Il contratto è nullo: se sussiste un precedente vincolo matrimoniale, un'unione civile o un altro contratto di convivenza, se è stato concluso tra soggetti legati tra loro da vincoli di parentela, affinità e adozione, da persona minore di età, salvi i casi di autorizzazione del tribunale, da persona interdetta giudizialmente o in caso di condanna per omicidio consumato o tentato.

RISOLUZIONE DEL CONTRATTO DI CONVIVENZA.

Casi: morte di una delle parti, matrimonio o successiva unione di una delle parti, accordo tra le parti, recesso unilaterale.

SCIOGLIMENTO.

L'unione civile si scioglie quando le parti ne abbiano manifestato anche disgiuntamente la volontà dinanzi all'ufficiale dello stato civile: in tal caso la domanda è proposta decorsi tre mesi dalla data di manifestazione di volontà. Il ddl Cirinnà prevede anche che la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determini lo scioglimento dell'unione civile fra persone dello stesso sesso. Alla rettificazione anagrafica di sesso, se i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, consegue l'automatica instaurazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.

SEPARAZIONE.

Qualora cessi la convivenza di fatto, sussiste l’obbligo di mantenimento nel caso in cui il coniuge separato non disponga di adeguati redditi propri.

DIRITTI DEL CONVIVENTE NELL'ATTIVITÀ DI IMPRESA.

Si riconosce al convivente di fatto, il quale presti stabilmente la propria opera all'interno dell'impresa dell'altro, il diritto di partecipazione agli utili commisurata al lavoro prestato. Tale diritto non sussiste qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

INTERDIZIONE.

La nuova norma comporta la modifica del Codice di procedura civile con l’inserimento, fra i soggetti che devono essere indicati nella domanda per interdizione o inabilitazione, del convivente di fatto. La disposizione inoltre riconosce al convivente di fatto la facoltà di essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner dichiarato interdetto o inabilitato o che presenti i requisiti per l'amministrazione di sostegno.

TUTELE E ADOZIONI.

Il testo di legge approvato prevede che, per assicurare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e quelle contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrano nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti, negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.

Questa norma non si applica alla legge 184/1983 sulle adozioni ma il ddl precisa che: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”, una disposizione quest'ultima che fa salva la giurisprudenza in materia di “stepchild adoption” finora a favore delle coppie gay, nonostante la norma specifica sia stata stralciata dal testo.