procreazioneassistitaBuongiorno avvocato, mia moglie ed io siamo portatori di una patologia genetica. Abbiamo provato ad avere una gravidanza e l’abbiamo dovuta interrompere. Possiamo accedere alla fecondazione assistita per conoscere lo stato di salute del bambino, prima del trasferimento dell’utero? La legge dà questa opportunità solo alle coppie sterili? Grazie. F.

A dire il vero, in un caso simile al vostro, la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi proprio sulla L. 40/2004 e ne ha dichiarato l’incostituzionalità nella parte in cui vieta(va) l'accesso alla fecondazione assistita e alla diagnosi pre-impianto alle coppie con gravi patologie genetiche trasmissibili al nascituro (artt. 1, c. 1 e 2, e 4, c. 1).

La Corte ha uniformato il sistema raccordando la L. 40/2004 con la L. 194/1978. I diritti delle coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche trasmissibili, alle quali era precluso l'accesso alla PMA (procreazione medicalmente assistita) e alla diagnosi genetica di pre-impianto (PGD) sono stati livellati ai diritti di delle coppie che ricorrono all'interruzione volontaria della gravidanza dopo il 3° mese.

Con ciò stata confermata la gerarchia dei diritti fondamentali della persona che vede al vertice la tutela del diritto alla salute della donna (e della coppia), il diritto di procreare e costituire una famiglia come scelta privata che non ammette ingerenze da parte del legislatore. D’altra parte si censura l'irragionevolezza della previsione che non consentiva a queste coppie di accedere alla PMA e alla PGD, salvo poi riconoscere il diritto, alle medesime condizioni, di ricorrere alle comuni diagnosi pre-natali (amniocentesi) e all'aborto.

La sentenza può essere così sintetizzata:

Illegittimità del divieto e coerenza e unitarietà nel/del sistema.

La Corte rileva la violazione degli artt. 3 e 32 Costituzione nel divieto generalizzato di accesso alla PMA per le coppie fertili portatrici di patologia genetica trasmissibile di rilevanti anomalie o malformazioni al nascituro.

Riguardo all'art 3 la Consulta rileva un insuperabile aspetto di irragionevolezza dell'indiscriminato divieto di accesso alla PMA e PGD per tali coppie: “… ciò in quanto, con palese antinomia normativa (sottolineata anche dalla Corte di Strasburgo nella richiamata sentenza Costa e Pavan contro Italia), il nostro ordinamento consente, comunque, a tali coppie di perseguire l'obiettivo di procreare un figlio non affetto dalla specifica patologia ereditaria di cui sono portatrici, attraverso la innegabilmente più traumatica modalità della interruzione volontaria (anche reiterata) di gravidanze naturali” – consentita dall'art. 6, comma 1, lettera b), della legge 194/1978 – quando, dalle ormai normali indagini prenatali, siano, appunto “accertati processi patologici […] relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna".

Sull'art 32 Costituzione la Corte rileva: "il mancato rispetto del diritto alla salute della donna, senza peraltro che il vulnus, così arrecato a tale diritto, possa trovare un positivo contrappeso, in termini di bilanciamento, in una esigenza di tutela del nascituro, il quale sarebbe comunque esposto all'aborto".

Condizioni oggettive per l'accesso ed estensione dei soggetti legittimati.

L'art. 6 lett. b) della L. 194/78 (sull'aborto) non elenca le patologie genetiche o cromosomiche che danno diritto all'aborto terapeutico ma rinvia alla valutazione del medico. Principio che resta fermo per le coppie con gravi patologie geneticamente trasmissibili.

Come si ha diritto all'aborto terapeutico oltre il 3° mese di gravidanza, dopo aver fatto l'amniocentesi, così per la fecondazione si può fare subito la diagnosi pre-impianto e, sussistendone i requisiti, si può decidere di non procedere all'impianto dell'embrione.

La Corte pur auspicando l'intervento del legislatore per un aggiornamento, come previsto dalla medesima legge 40/2004, in linea con l'evoluzione tecnico scientifica, ritiene che in attuazione delle citate disposizioni costituzionali e dell'art. 6 L. 194/1978, alla PGD/PMA per coppie con grave rischio di trasmettere patologia genetica legittimante il successivo aborto, debba estendersi la medesima disciplina prevista per l'aborto terapeutico.