Slide background

ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE: UN CASO PARTICOLARE

In sede di separazione e divorzio l’assegnazione della casa familiare è spesso motivo di attrito tra gli ex coniugi. Vediamo di fare chiarezza: cosa s’intende per casa familiare?

In difetto di una disposizione normativa viene definita: “il luogo in cui si è svolta in modo stabile, duraturo e prevalente la vita familiare durante la convivenza, il luogo che ha costituito il centro di aggregazione e di unificazione della vita familiare ovvero il luogo degli affetti, degli interessi e delle consuetudini della famiglia durante la convivenza dei suoi membri" (Cass.  Civile 8867/1992).

Ma quali sono i criteri per l’assegnazione della casa familiare?  Come di consueto partiamo da un caso concreto con il quale di recente si è pronunciata la Cassazione con ordinanza del 13 ottobre 2021 n. 27907.  Nel primo grado di giudizio il Tribunale competente, provvedendo sul ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli, ne disponeva l’affidamento ad entrambi i genitori, con collocazione prevalente presso la madre e stabiliva inoltre l'assegnazione della casa familiare a quest’ultima, comprendendo in essa sia l'unità immobiliare abitata dalla famiglia sia quella confinante (si trattava infatti di un edificio che comprendeva due unità immobiliari).

L’ex marito ricorreva in Corte di Appello, il Giudice di seconde cure sulla base del certificato storico di residenza e attribuendo valore decisivo alla relazione degli assistenti sociali considerava l'intero fabbricato casa familiare, di conseguenza l'immobile, nella sua interezza, doveva essere assegnato alla reclamata, al fine di consentire ai minori di non subire l'ulteriore trauma rappresentato dall'allontanamento dalla casa familiare. Il soccombente ricorreva in sede di legittimità e lamentava la carenza assoluta di una motivazione rispetto alla mancata ammissione della prova testimoniale, nei precedenti giudizi concernente l'avvenuto abbandono, per anni, delle due unità abitative da parte della madre prima che la stessa se ne impossessasse di nuovo, in maniera violenta e clandestina, in epoca antecedente all'introduzione del giudizio.

La Suprema Corte accoglieva il motivo di ricorso e affermava: “Il godimento della casa familiare è attribuito secondo il principio stabilito dall'articolo 337-sexies c.c.  tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli e, dunque, dell'esigenza, che ne costituisce l'unica ragione, di conservare alla prole, di genitori che hanno interrotto la loro convivenza, l'habitat domestico”.

Tuttavia l’art. 337sexies  nello stabilire che il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli, non determina espressamente le caratteristiche identificative di questa peculiare destinazione;  quindi può  risultare problematica la qualificazione giuridica di un immobile come abitazione familiare in tutte le ipotesi in cui non risulti, in modo inequivoco, che la situazione preesistente al conflitto giudiziale sia caratterizzata da una stabile e continuativa utilizzazione dello stesso come abitazione del nucleo familiare, composto da genitori e figli minori. Sulla scorta di quanto appena detto occorre verificare - avendo riguardo alla destinazione impressa, non solo in astratto ma anche in concreto, attraverso la convivenza - se, prima del conflitto familiare, vi fosse una stabile e continuativa utilizzazione dell'abitazione da parte del nucleo costituito da genitori e figli (Cass. 3331/2016).

Gli Ermellini rinviano la questione al Giudice di seconde cure e raccomandano un duplice controllo: in primo luogo, occorre verificare, avendo riguardo alla situazione esistente al momento dell'interruzione della convivenza fra i genitori, se il nucleo costituito da genitori e figli avesse utilizzato, quale centro di aggregazione familiare, una o entrambe le abitazioni in maniera stabile e continuativa,  poi  è  necessario stabilire se i minori se ne fossero allontanati e se la durata di un eventuale allontanamento avesse compromesso lo stabile legame fra i medesimi e l'immobile già adibito a casa familiare. 

In definitiva in tema di assegnazione della casa familiare, per stabilire il legame tra il minore e l'abitazione deve considerarsi l'allontanamento e il tempo trascorso.

Avvocato Raffaella Alcaro

Via Barberia 14 - 40123 Bologna
LUN - VEN: 9:00|13:00 - 15:00|19:30
Tel. 051/353450 - Fax 178 2727946 - Cell. 329 6592180
Cod.Fisc. LCRRFL81M53C352U - P.IVA 02369760398 - Iscr. Albo Avv. Bologna 6830 del 22-2-2010
 

Nel cuore di Bologna

© 2021 Studio Legale Avv. Raffaella Alcaro. Designed By Nezcom snc