A CHI VENGONO AFFIDATI GLI ANIMALI DOMESTICI IN CASO DI SEPARAZIONE O DIVORZIO?

Non solo figli e liti sul patrimonio: anche gli amici a quattro zampe sono protagonisti delle vicende tra (ex) coniugi.

A offrirci lo spunto è il Tribunale di Sciacca (AG) con il decreto del 19 febbraio 2019 in tema di affidamento degli animali domestici in caso di separazione e divorzio.

Il Tribunale ha stabilito che, in mancanza di accordi condivisi e sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell'animale stesso, il gatto era affidato al resistente, il quale sembrava essere in grado di assicurargli il miglior sviluppo possibile (tenendo anche conto che la ricorrente sembrava essere allergica al pelo) mentre il cane, indipendentemente dall'eventuale intestazione del microchip, a entrambe le parti, a settimane alterne, con spese veterinarie e straordinarie al 50%.

Per il Giudice di Sciacca, i punti fondamentali di cui tenere conto nel decidere sull'affidamento dell'animale domestico e sul suo mantenimento sono:

1) che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela;
2) il benessere dell'animale stesso;
3) il miglior sviluppo possibile dell'identità dell'animale;
4) che l'affidamento può prescindere dall'intestazione risultante dal microchip;
5) delle spese veterinarie e straordinarie, da dividersi al 50%.

La sentenza affronta con grande lucidità un aspetto molto importante della vita quotidiana di due individui che si separano o divorziano e che sinora,  in mancanza di una specifica norma di riferimento, è lasciato al libero convincimento dei giudici e contribuisce a puntare i riflettori verso un auspicabile intervento legislativo, considerato che oggi sono sempre più numerose le famiglie che, nella delicata situazione della disintegrazione familiare, si trovano a dover fronteggiare dispute sull'affidamento e il mantenimento dell'animale d'affezione, oramai per molti, un membro di famiglia alla stessa maniera di un figlio.

A differenza di altre pronunce, quella in esame “mette nero su bianco” il dovere del giudice di pronunciarsi anche in mancanza di accordo tra le parti.

Come già affermato dal Tribunale di Roma nella sentenza n. 5322 del 2016, nel nostro ordinamento non esiste una norma specifica che disciplini l'affidamento di un animale domestico in caso di separazione e o divorzio dei coniugi o separazione dei conviventi.

Il legislatore italiano è estremamente ritardo rispetto alle problematiche sociali e all'evoluzione dei costumi perché sempre più persone che hanno posseduto insieme un animale domestico, al momento di separarsi si rivolgono al giudice per disciplinare anche questo aspetto e che si trova a dover sviluppare un principio giuridico per il suo affidamento.

Nei casi di separazione e divorzio consensuali, l’accordo raggiunto dalle parti prevede anche una regolamentazione sia sull’assegnazione sia sul mantenimento dell’animale e il giudice omologa il provvedimento con maggiore semplicità.

Quando le parti arrivano in Tribunale in disaccordo invece, in sede di separazione e divorzio giudiziale emerge il vuoto normativo che non tutti i giudici sono propensi a colmare: molti togati infatti liquidano la questione come non afferente all’oggetto della causa ma puramente sentimentale.

In tal senso, il Tribunale di Milano ha affermato con l’ordinanza del 2 marzo 2011 che, in caso di separazione giudiziale, il tribunale non si deve occupare dell'assegnazione degli animali domestici, neanche su esplicita istanza delle parti in ricorso, essendo questa una questione che può trovare ingresso nelle aule giudiziarie solo in caso di accordo dei coniugi.

Sempre il Tribunale di Milano e in particolare la IX sezione civile con decreto 13 marzo 2013 ha omologato una separazione consensuale precisando che l'animale non può essere qualificato come una cosa, bensì come un essere senziente. Il sentimento per gli animali da compagnia in verità ha ricevuto pieno riconoscimento anche all'interno della L. 2011/2010 che ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (Strasburgo - 13 novembre 1987).

Anche il Tribunale di Como nella sentenza del 3 febbraio 2016 ha stabilito che va omologato l'accordo con cui i coniugi in sede di separazione consensuale abbiano deciso le sorti dell'animale domestico di affezione: concordare l'assegnazione e il mantenimento non contrasta con i principi di ordine pubblico.

Molto preciso anche il contenuto del decreto dell'8 gennaio 2018 del Tribunale di Modena che ha stabilito quanto segue: "Deve essere omologato il verbale di separazione consensuale fra i coniugi nel quale si stabilisce, oltre all'affido condiviso dei figli minori e l'assegnazione dell’abitazione familiare al genitore collocatario, che il cane di famiglia vi resterà fino a quando i figli convivranno con il collocatario, stabilendo a carico dell'altro genitore un contributo economico per mantenere l'animale accanto a quello disposto in favore dei minori".

Per concludere, torniamo alla pronuncia del Tribunale di Sciacca che ha riacceso i riflettori su una proposta di legge che giace da tempo dimenticata e che prevede l'introduzione nel codice civile di un articolo che reciti: " Affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi" - " in caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dell'animale alla parte in grado di garantire il maggior benessere. Il Tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio".

In attesa che il legislatore provveda a colmare questo vuoto normativo si continuerà a prospettare la questione ai giudici, i quali decideranno caso per caso e in base al buon senso.