addebitoLa Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il tema del risarcimento dei danni patrimoniali e non derivanti dal comportamento tenuto da uno dei due coniugi in costanza di matrimonio.

Andiamo con ordine. Il primo grado della causa, si concludeva con la pronuncia del Tribunale di Roma che dichiarava la separazione dei coniugi, stabiliva le modalità di affido del minore e le cifre del contributo al mantenimento e dell’assegno e addebitava l’evento all’ex marito.Entrambe le parti proponevano appello e la Corte d’Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, modificava la misura del contributo per il mantenimento della moglie e per le spese della figlia e rigettava il resto, compresa la domanda di risarcimento danni.

L’ex moglie ricorreva in Cassazione per sostenere la violazione degli artt. 2043 e 2059 Cod. Civ. e lamentare che la Corte d’Appello avrebbe dovuto riconoscerle il diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali arrecati dall’ex marito.

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 4470/2018 dichiarava il ricorso inammissibile e ricordava che il giudice d’appello: “Ha espressamente riconosciuto che i doveri derivanti ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, ben può integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo ad un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’ art. 2059 c.c. (Sez. 1, Sentenza n. 18853 del 15/09/2011)” e continuava: “Ciò nonostante il collegio d’appello ha negato il risarcimento invocato sul presupposto che la lesione dei diritti inviolabili della persona, costituendo un danno conseguenza, doveva essere specificamente allegato e provato”.

Secondo la Corte anche nel caso di diritti costituzionalmente garantiti, è onere del danneggiato allegare e provare l’evento dannoso patito.

La ricorrente è stata infine condannata al pagamento delle spese del giudizio.