cantineLa recentissima sentenza del Tribunale di Lucca n. 718 del 3.05.2018 ha stabilito che se i piani interrato e terraneo di un edificio in condominio sono colpiti da allagamenti, le spese per interventi conservativi di queste parti dell'edificio vanno suddivise tra tutti i condòmini in ragione dei millesimi di proprietà.

Nella fattispecie di cui ci occupiamo, le abbondanti piogge hanno causato allagamenti negli scantinati del condominio. L'amministratore ha commissionato una perizia a un geologo, il quale ha ipotizzato che la causa degli allagamenti va ricercata esclusivamente in un processo d'innalzamento della falda acquifera: l'acqua attraversa il suolo su cui è costruito l'edificio, s'infiltra nelle fondazioni e fuoriesce dalla pavimentazione. La soluzione proposta è stata l’installazione di un impianto di sollevamento e smaltimento delle acque eccessive.

L'amministratore, in sede di rendiconto consuntivo e di preventivazione delle spese per l'anno successivo, ha addebitato i costi della perizia e quelli di manutenzione e conservazione ai soli proprietari degli scantinati e delle unità immobiliari al piano terreno e uno dei condòmini ha impugnato la delibera per lamentare l'erronea applicazione dei criteri di ripartizione delle spese.

Il giudice lucchese ha dato ragione al condòmino: i costi necessari per ovviare alla risalita della falda in occasione di abbondanti piogge sono costi di conservazione delle parti comuni dell'edificio in particolare delle strutture su cui poggia il fabbricato. La risalita dell'acqua interessava il suolo, le fondazioni e i muri portanti cioè tutte parti comuni: ogni condòmino deve partecipare alla spesa in ragione dei criteri individuati dalla legge in relazione a spese di conservazione che riguardano tutti ovverossia in base ai millesimi di proprietà.

L'amministratore, in sede di rendiconto consuntivo e di preventivazione delle spese per l'anno successivo, ha addebitato i costi della perizia e quelli di manutenzione e conservazione ai soli proprietari degli scantinati e delle unità immobiliari al piano terreno e uno dei condòmini ha impugnato la delibera per lamentare l'erronea applicazione dei criteri di ripartizione delle spese.

Il giudice lucchese ha dato ragione al condòmino: i costi necessari per ovviare alla risalita della falda in occasione di abbondanti piogge sono costi di conservazione delle parti comuni dell'edificio in particolare delle strutture su cui poggia il fabbricato. La risalita dell'acqua interessava il suolo, le fondazioni e i muri portanti cioè tutte parti comuni: ogni condòmino deve partecipare alla spesa in ragione dei criteri individuati dalla legge in relazione a spese di conservazione che riguardano tutti ovverossia in base ai millesimi di proprietà.